GAETA Una targa commemorativa a ricordo della primitiva immagine della Madonna del Quartuccio
- Categoria: Gaeta
- Pubblicato Martedì, 12 Aprile 2016 05:42
- Scritto da Comune di Gaeta
Gaeta/Targa marmorea di scrittore spagnolo sotto quadro Madonna del Quartuccio
Il sindaco Cosmo Mitrano scoprirà in via Nettuno, il 14 aprile alle ore 11, una targa commemorativa a ricordo della primitiva immagine della Madonna del Quartuccio, distrutta nei bombardamenti del 1943. Verrà collocata sotto il quadro dipinto dalla nota artista gaetana Valentina Valente.

La targa marmorea riporta una sintetica frase tratta dal romanzo di Ramón del Valle-Inclán Sonata di primavera, facente parte della quadrilogia Memorie del Marchese di Bradomín, (1902-1905), che è considerata l’opera principe della prosa spagnola “modernista” (simbolista-decadente). In Sonata de primavera appare una descrizione in cui si specchia con precisa nitidezza l’effigie della primitiva Madonna del Quartuccio. Si tratta del più significativo fra i dati che, in questo romanzo, fanno pensare a Gaeta come fonte di ispirazione per alcuni scenari dell’azione narrativa.
L’evento di giovedì ha anche un’altra valenza celebrativa. Quest’anno ricorre il 150° anniversario della nascita di Valle-Inclán che, originario del “Finisterre” spagnolo - la Galizia -, è poeta, scrittore e drammaturgo di fama universale e uno degli artisti che più hanno contribuito a innovare la letteratura del 900.
La cerimonia avrà luogo subito dopo la conferenza stampa che si terrà nella Hall del B&B Il Quartuccio. Nel corso di essa, la professoressa Dianella Gambini (Università per Stranieri di Perugia) illustrerà i motivi per cui una fitta trama di elementi storico-geografici, culturali e artistici riconoscibili nella filigrana del testo di Sonata de primavera sono riferibili alle città di Gaeta e di Viareggio - luoghi simbolo del legittimismo borbonico in Italia - e permettono, dunque, una lettura anche in chiave “ideologica” del medesimo, come la nota sottostante chiarisce.
Prima di lei, il prof. Giovanni Battista De Cesare, ispanista dell'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" e curatore della traduzione Sonata di primavera (Marsilio, 1995), delineerà la figura di Valle-Inclán, esteta nella vita e nell’arte, lucido dissacratore di convenienze e perbenismi nel gesto anticonformista e provocatorio e nelle parola creativa assolutamente originale che lo ha reso celebre per sempre.
Partiamo dalla trama del romanzo. In una raffinatissima prosa modernista (il Modernismo è, grosso modo, la versione ispanica del Decadentismo), l’autore racconta la storia di una perversa seduzione messa in atto dal marchese spagnolo Xavier de Bradomín mentre soggiorna in Italia. Capitano delle guardie nobili del Papa, ci è presentato come il campione di un dongiovannismo cinico e sacrilego; la simpatia che il narratore mostra verso di lui, scevra comunque di intenti etici, riguarda “il suo modo di prendersi gioco dei costumi e delle ipocrisie di clero e nobiltà… pur essendo uno di loro” (G. B. De Cesare).
Nel corso di un’ambasceria pontificia alla dimora di un prelato morente, membro della dinastia dei principi Gaetani, Bradomín incontra e fa innamorare la maggiore delle cinque nipoti del vescovo, Maria Rosario, destinata alla vita monacale. Fatale la conclusione della vicenda, con la tragica morte della più piccola delle principesse sorelle e l’impazzimento della novizia nel palazzo di famiglia, che fa da centro a tutto quanto accade nella città curiale. Secondo l’ipotesi della studiosa, nell’itinerario percorso da Bradomín e nei luoghi dell’avventura amorosa, potrebbero riflettersi i ricordi di un viaggio giovanile compiuto dall’autore per assistere a Napoli alle sedute medianiche di Eusapia Palladino presenziate dal teorico positivista Cesare Lombroso (febbraio/marzo 1891) e, fors’anche, le memorie di una visita a certi luoghi-simbolo del legittimismo borbonico: Viareggio e Gaeta. A tale proposito, occorre ricordare che Valle-Inclán professava un ardente tradizionalismo carlista all’epoca del soggiorno in Italia, di cui dà notizia in uno scritto del 1892. Ad avvalorare l’ipotesi interpretativa di Dianella Gambini, testimonianze de relato e una serie di riferimenti che rinviano a Viareggio - luogo di residenza dei Re Carlisti esiliati - e a Gaeta, dove i carlisti parteciparono alla difesa del Regno delle Due Sicilie in occasione dell’assedio del 1860-1861 (emblematici i casi dei colonnelli Antonio de Quintanilla e Silvestre Bordanova).
Per quanto riguarda le suggestioni da riferire alla città laziale, è interessante la descrizione del travelling del Marchese quando si reca all’immaginaria città di Ligura per fare visita a Monsignor Gaetani. La pagina letteraria è costellata da indicazioni paesaggistiche e culturali in evidente corrispondenza con i dati del contesto gaetano. Valga per tutti, come suesposto, un elemento figurativo: il tabernacolo mariano che Bradomín scorge in un angolo di via mentre passa in vettura trova un preciso corrispettivo nell’immagine della Madonna del Quartuccio (detta anche della “triglia”) sita all’incrocio fra Via Nettuno e Via Indipendenza1. Con le stesse fattezze con cui la descrive Valle-Inclán, la ricorda lo storico di Gaeta, Paolo Capobianco: «All’estremità del borgo… costruirono un Conventino con la Cappella… e perché si trovava in riva al mare, fu dedicata alla “Madonna del Pesce”. Nella Cappella si venerava una Madonna seduta, e sulle ginocchia reggeva con la mano sinistra il Bambino Gesù, che con le manine cercava di afferrare una triglia, che la Madonna reggeva e mostrava con la mano destra. La Cappella, pertanto, era denominata ‘La Madonna della Triglia’. Questa mistica Cappella fu rasa al suolo dai tedeschi nel 1943» (I monaci certosini di Gaeta e la Cappella della Madonna della Triglia, “Il Golfo” 11-12 (2000), p. 12).
È estremamente importante osservare che si tratta di un’iconografia mariana finora sconosciuta, di alta specificità locale e irrilevante valore artistico; inoltre, il modo in cui Valle-Inclán la situa spazialmente nell’ambientazione narrativa rivela una precisa corrispondenza con l’assetto urbano di Gaeta. Questi elementi fanno ritenere che lo scrittore non l’abbia se non potuta vedere in loco.
«Un nome, quello di Ramón del Valle-Inclán, che - sottolinea il sindaco Cosmo Mitrano - meritava di essere ricordato anche nella nostra città nel novero dei numerosi e illustri personaggi che hanno celebrato la “perla del Tirreno” nelle loro Memorie di viaggio».
