GAETA Pontile petroli fuorilegge? No, grazie!
- Categoria: Gaeta
- Pubblicato Lunedì, 08 Dicembre 2014 10:35
- Scritto da Coordinamento del Laboratorio Socio Politico

In materia di sicurezza la legge individua precisi obblighi e responsabilità, ma nessuno sembra intervenire. E la città rischia.
Nell'ambito della serie d'incontri aperti al pubblico sul tema "La città che vorrei", promossi dal Laboratorio socio-politico attivo presso la Parrocchia di S. Giacomo di Gaeta per affermare la cultura della sostenibilità e della legalità., sabato 13 dicembre, alle ore 19,00, presso la sala parrocchiale, si terrà una conferenza-dibattito sul tema "La sicurezza del pontile petroli di Gaeta".
L'incontro costituisce un passo successivo rispetto alle questioni già dibattute ad ottobre dallo stesso Laboratorio sul problema della permanenza del pontile petroli in località Peschiera. Ad essere approfondite saranno questa volta le disposizioni di legge che regolano il settore e la verifica di come esse (non) siano state tradotte in standard di sicurezza per il nostro scalo. Sulla base dell'esame delle normative marittime internazionali, delle leggi nazionali e dei suoi decreti attuativi (in particolare del D.M. 293/2001) e delle Ordinanze della Capitaneria si potrà trarre un motivato giudizio critico su come (non) viene gestita la sicurezza dello scalo petrolifero in rapporto ai suoi lavoratori e ai cittadini di Gaeta.
Rapporto Integrato di Sicurezza Portuale, Piano di Emergenza Portuale e Piano di Emergenza Esterno sono strumenti che la legge vigente prevede che debbano essere redatti, ma che a Gaeta nessuno ha mai conosciuto. E anche se fossero stati approntati (ma di questo fortemente si dubita) è ugualmente riprovevole la loro mancata diffusione. Questi tre strumenti servono alla sicurezza sia dei lavoratori che dei cittadini perché in essi sono individuati i rischi, sono dettate le azioni per circoscrivere i danni eventuali nel caso d'incidente rilevante e sono contenute le indicazioni per la popolazione su cosa fare nel malaugurato caso esso si verificasse.
La mancata stesura (o diffusione) dei piani attiene a responsabilità precise, che investono un po' tutte le autorità da cui dipendono le attività marittime soggette alla movimentazione di prodotti potenzialmente pericolosi, quale è il raffinato di petrolio. In particolare desta scalpore l'assenza di coordinamento e di proposta da parte dell'Autorità Portuale, cui la legge conferisce ampi poteri e responsabilità. Non secondario appare l'aspetto legato alla "Security" dello scalo marittimo. Precise disposizioni internazionali (di cui si darà conto nel corso dell'incontro) impongono l'adozione di misure tese a prevenire il rischio di attentati alle installazioni il cui danneggiamento potrebbe avere effetti potenzialmente pericolosi per la collettività e per l'ambiente. Quali esse siano (se esistono) non è dato conoscere.
Far emergere eventuali lacune e, soprattutto, stimolare l'adozione di misure di sicurezza chiare ed idonee da parte delle autorità competenti rappresentano per il Laboratorio obiettivi tampone e di medio periodo, essendo esso impegnato da tempo per una soluzione definitiva del problema: la delocalizzazione offshore del terminale.
