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Domenica, 28 Giugno 2026 07:39

GAETA Presentato il libro del diacono Vincenzo Testa


Presentato, il 2 maggio scorso, nel salone dei Missionari Martiri del Pime, presso il Santuario della Montagna Spaccata, a Gaeta, il libro del diacono Vincenzo Testa "Parole dal cuore. Lettera alla mia sposa", pubblicato dalle Edizioni Paoline.

A parlare del testo c'erano l'Arcivescovo di Gaeta, mons. Fabio Bernardo D'Onorio, autore della Prefazione, don Francesco Guglietta (che ha firmato anche l'introduzione) e Sandra Cervone, giornalista de "Il Messaggero". A condurre l'incontro il prof. Filippo Di Cuffa, docente presso IISS Caboto. Momenti musicali sono stati affidati al M° Manuel Tucciarone mentre si sono alternati nella lettura di un piccolo brano del libro Alessandro Izzi e la stessa Sandra Cervone. Significativi gli interventi dell'autore, della moglie Franca e della coppia che presiede attualmente l'Ufficio per la Pastorale Familiare dell'Arcidiocesi.

Un pubblico folto e attento ha seguito l'incontro che ha posto l'accento sulle problematiche umane, culturali, sociali e "missionarie" di una famiglia cristiana del nostro territorio. Il libro, definito dall'Arcivescovo un "racconto sincero", bene analizza - infatti - la quotidiana testimonianza di fede e speranza di una coppia che, fin dal fidanzamento, ha saputo "costruire" quella "casa sempre aperta" a Dio ed ai fratelli che oggi è diventata la Famiglia Testa. Saper dialogare, sapersi ascoltare, saper perdonare, pregare insieme, giocare, sorridersi, donarsi, saper essere solidali e saper promuovere la reciprocità: questi i verbi che una coppia deve saper coniugare quotidianamente per rafforzare l'unità e non cadere mai nel tranello nella banalità
 e della noia.

In un momento in cui è "più facile disgregare che unire, dividere che congiungere", insomma, Vincenzo e Franca Testa - pur non pretendendo certo di essere dei modelli da imitare - hanno saputo umilmente ed efficacemente rendere testimonianza di quell'amore che, da 25 anni, li tiene uniti e li rende "famiglia aperta alle necessità dei fratelli".Impegnati nel lavoro, nella parrocchia, nei gruppi ecclesiali, nel paese dove vivono, insomma, sono adulti credibili per i tanti giovani che frequentano la casa, cristiani maturi, sposi davvero cristiani in grado di "rendere ragione della fede e della speranza che anima il loro vivere e il loro credere".

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