ROMA Arcivescovo D’Onorio incontra Papa Francesco in assemblea CEI
- Categoria: Gaeta
- Pubblicato Domenica, 26 Maggio 2013 10:25
- Scritto da Roberto Mari
C’è anche l’arcivescovo di Gaeta, mons. Fabio Bernardo D’Onorio, in un primo piano del video sul primo incontro di Papa Francesco con i vescovi italiani riuniti a Roma per l’assemblea della CEI tenutasi il 23 maggio scorso:
le immagini di tv2000 http://www.gaetachannel.it/notizie/2013-03-26-12-22-06/video/video/latest/31.html
«La mancata vigilanza rende tiepido il pastore», lo «seduce con la prospettiva della carriera, la lusinga del denaro e i compromessi con lo spirito del mondo; lo impigrisce, trasformandolo in un funzionario, un chierico di stato preoccupato più di sé, dell'organizzazione e delle strutture, che del vero bene del Popolo di Dio».
All'inizio della celebrazione in San Pietro, rispondendo brevemente a braccio al saluto del cardinale Angelo Bagnasco, il Papa ha detto che ai vescovi spetta anche il compito del dialogo con le istituzioni culturali e politiche. Chiarendo così di ritenere competenza della CEI e non del Vaticano questi rapporti. Una precisazione che segna un cambiamento di rotta rispetto alla lettera inviata nel 2007 dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone al neo-presidente della CEI Angelo Bagnasco, con la quale il Vaticano rivendicava la cabina di regia per quei rapporti. Del resto basterebbe analizzare come Bergoglio ha fatto il vescovo in Argentina per comprendere come, parlando sempre poco di politica, abbia finito per essere considerato il capo dell'opposizione al governo perché continuava a parlare dell'esistenza dei poveri. Da quell'accenno del Papa ci si può aspettare che in futuro la Santa Sede resti più al di fuori delle vicende politiche nostrane e dunque che non si verifichino «endorsement» o «photo opportunity» elettorali come accaduto nel recente passato.
Ma anche se il Papa ha lasciato ai vescovi la competenza del dialogo con la politica, sarebbe un errore credere che allora Francesco, il suo stile e il suo messaggio non segnino una novità per l'episcopato italiano. Il discorso, scritto interamente dal Papa, è infatti emblematico per quanto riguarda le priorità. Tutt'altro che disincarnato o avulso dal contesto italiano: Bergoglio parlava alla CEI e ai fratelli vescovi italiani e ha indicato ciò che a lui sta più a cuore nel contesto del nostro Paese, attingendo le sue parole dalla tradizione.
Il Papa ha invitato poi i vescovi a non lasciarsi prendere da «smarrimento, frustrazione» e persino «incredulità», ricordando che di questi sentimenti «approfitta il Nemico, il Diavolo, per isolare nell'amarezza, nella lamentela e nello scoraggiamento». E chiede loro di «assumere fino in fondo la responsabilità di camminare innanzi al gregge, sciolti da pesi che intralciano la sana celerità apostolica, e senza tentennamenti nella guida», parlando a tutti, sia a chi crede sia a chi non crede, perché «siamo chiamati a far nostro il sogno di Dio, la cui casa non conosce esclusione di persone o di popoli».
