FORMIA Presentazione nuovo PRG, la relazione introduttiva del professor Purini
- Categoria: Formia
- Pubblicato Lunedì, 24 Febbraio 2014 21:11
- Scritto da Ufficio Stampa Comune di Formia
Sintesi della relazione introduttiva del professor Franco Purini alla presentazione del nuovo progetto di piano regolatore generale
Radicali cambiamenti di paradigma, un diffuso ripensamento delle modalità tramite cui la città si è formata ed evoluta. Sono convinto che la crescita illimitata sia oggi superato. Questo sviluppo è un pericolo per l'equilibrio complessivo del pianeta le cui risorse non sono infinite né rinnovabili. Per sostenibilità non bisogna intendere solo un paradigma limitato alle energie che stanno finendo ma anche la cultura, i rapporti sociali, i rapporti economici. Cita Cederna e Salvatore Setis che si è battuto per la tutela del nostro patrimonio paesaggistico. Questo è lo sfondo. Il lavoro è partito da una constatazione. Formia ha raggiunto la sua posizione conforme, non è necessario espanderla. Il principio che ci siamo posti è quello di rigenerazione urbana. E' qualcosa di più del termine riqualificazione. Ripensare e rigenerare la città dal suo interno, è come se la città nascesse di nuovo. E' ancora più complicato. La città è un organismo vivente ed ha un progetto di esistenza. Bisogna fare in modo che il progetto venga innanzitutto compreso.....
La condizione attuale della città
La bozza di Variante Generale del Piano Regolatore Generale di Formia, elaborato da Eugenio Rossi e in vigore dal 1980, che viene presentata oggi, va in questa direzione. Preso atto che Formia ha ormai raggiunto una dimensione conforme, e che quindi non è più necessario espanderla, ci si è posto il problema di come assicurare ai suoi abitanti un ambiente urbano, più completo e accogliente. Per realizzare questo obiettivo la Variante Generale si è ispirata al concetto di rigenerazione urbana. Rigenerazione è qualcosa di più di riqualificazione.
La città si ridefinisce totalmente dal suo interno, in alcune parti consolidandosi, in altre assumendo un volto nuovo e più complesso e innovativo Una relazione più organica tra la città e il suo territorio; l’attenuazione, fino alla scomparsa, della differenza tra il centro e la periferia, il primo il luogo dell’identità urbana; il secondo un sistema indeterminato e frammentario di non luoghi; la riconciliazione tra la città e la natura, che non deve più essere esclusa dall’organismo urbano, a parte qualche parco o giardino, ma deve pervaderlo tutto conferendo ad esso una maggiore qualità ambientale; un sistema viabilistico più efficiente ed ecologicamente conforme; la revisione del patrimonio edilizio o la sua sostituzione ai fini della sostenibilità; la riscoperta diffusa dello spazio pubblico da riconsiderare come l’espressione più autentica della comunità urbana costituiscono altrettanti obiettivi della rigenerazione. Il tutto all’interno della strategia del costruire nel costruito , ovvero del concentrare gli interventi che saranno necessari sulle aree già utilizzate. Aree a volte dismesse, a volte da ristrutturare tramite la rifusione di volumi con la liberazione di aree a verde o a parcheggi. Non sarebbe infatti corretto intervenire su un’area già urbanizzata – si pensi alle appena citate aree dismesse – riproponendo le stesse cubature preesistenti o inserendo funzioni che sono state già localizzate in altre parti della città.
La città giusta
Negli ultimi decenni l’urbanistica ha cercato di muoversi nella direzione della città giusta superando un’idea puramente vincolistica del piano, caratterizzato peraltro dal meccanismo spesso inoperante della zonizzazione, nonché dalla qualità astratta e generica di molte delle sue previsioni per concepire un sistema aperto ed evolutivo di trasformazioni da verificare nel tempo, facendo ricorso in modo costante al confronto partecipativo. Lo strumento della perequazione si pone in questo contesto come la chiave di volta di una gestione flessibile del piano che consenta all’amministrazione di realizzare gli interventi necessari al futuro della città evitando contenziosi faticosi e interminabili.
Formia e il piano
Prima della seconda guerra mondiale la città era un’entità urbana bipolare, articolata tra i nuclei di Castellone e di Torre di Mola, legati alla Via Appia. Si potrebbe pensare all’insediamento urbano di allora come una sorta di città lineare collegata ai centri pedemontani di Maranola, fondata a una certa distanza dalla costa per sfuggire alle incursioni saracene, di Trivio e di Castellonorato.
A seguito di un concorso del 1961 il Piano Regolatore Generale fu elaborato dall’architetto Eugenio Rossi, che configurò la struttura della città per fasce parallele alla costa messe in tensione dalla direzione trasversale verso Maranola. Tale piano fu preceduto, tra il 1961 e il 1962, da un programma di fabbricazione. Il Piano Regolatore Generale, adottato nel 1974, approvato nel 1980. Un nuovo piano fu successivamente assegnato all’architetto Vezio De Lucia ma esso non pervenne, però alla sua approvazione definitiva. Dopo un ulteriore affidamento dall’ingegnere Pietro Samperi e all’architetto Sandro Benedetti, in cui il lavoro di fermò alla fase preliminare, fui chiamato dall’allora Sindaco Michele Forte come consulente per lo studio della Variante Generale del piano di Eugenio Rossi. Il lavoro, seguito fino al 2013 dall’architetto Roberto Guratti, direttore dell’Ufficio di Piano, e da quest’anno dal suo successore Sisto Astarita, si è rivelato subito molto complesso. Anche se Formia è una città di medie dimensioni i problemi che essa presenta sono numerosi dato anche il ruolo che essa svolge.
Nel corso del lavoro hanno finito però per emergere alcune linee guida che hanno contribuito a definire con crescente precisione quelli che sono le scelte strategiche e i caratteri strutturali della Variante Generale. Tra queste la necessità di limitare il più possibile il consumo di suolo e la salvaguardia del carattere ambientale delle zone della città che avevano già raggiunto una completezza morfologica.
La dottoressa Nicoletta Cassieri ha fornito indicazioni essenziali in merito al patrimonio archeologico. Il suo contributo non è stato importante solo per sapere dove è possibile intervenire e dove ciò è impedito dalla presenza di resti archeologici. In effetti i ruderi romani esigono un paziente lavoro non tanto di valorizzazione, perché questo termine implica un che di commerciale, quanto dirisignificazione tematica, espressa da opportune sistemazioni urbane che restituiscono ai ruderi stessi un’evidenza corrispondente alla visualità contemporanea dell’antico. Ciò nell’obiettivo di fare di Formia un polo di quel turismo nazionale e internazionale in costante crescita, che è interessato alla cultura in tutte le sue manifestazioni. Un’ultima consulenza di grande rilievo per il futuro del piano è stata quella sulla perequazione, affidata al professore architetto Stefano Stanghellini.
La Variante Generale
La Variante Generale propone una serie di interventi sulla città che rappresentano altrettante possibilità per Formia di rinnovarsi a partire dalla sua conformazione attuale. Questi interventi possono essere riassunti nel ripensamento del ruolo delle presenze archeologiche come elemento fondamentale dell’identità di Formia, a partire ad esempio dalla restituzione alla funzione pubblica dell’antica area portuale di Caposele e di una sistemazione più adeguata del Museo Archeologico; la soluzione di numerosi problemi di accessibilità con una particolare attenzione ai nuclei di Castellone e di Torre di Mola; nell’ampliamento del porto con quello turistico; nella riconnessione dei tracciati soprattutto a Santo Janni e a Gianola nell’intenzione di restituire loro una chiarezza e nel ridisegno degli spazi pubblici e nella creazione di nuove piazze, localizzate in quelle polarità urbane che sono state individuate come necessarie a strutturare tessuti prevalentemente residenziali. A questi interventi vanno aggiunti altre complesse operazioni urbane come la rinaturalizzazione della città tramite corridoi ecologici; la predisposizione di luoghi per la cultura e l’incontro, come, tra gli altri, una mediateca; l’ampliamento della sala teatrale di Castagneto, un museo di arte contemporanea nel parco tematico di Monte Campese; la ridefinizione del sistema delle scuole; una nuova configurazione del fronte a mare; indispensabile per tutta una serie di motivi tra i quali il rilancio dell’attività balneare; la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, in gran parte obsoleto, sia dal punto di vista della sua consistenza volumetrica, che potrà essere rifusa in unità più grandi al fine sia di una migliore utilizzazione delle aree già costruite, sia della sostenibilità; la realizzazione di un incubatore industriale per l’innovazione tecnologica; la riconsiderazione del ruolo urbano della aree già ASI; una relazione più organica tra la città e le montagne retrostanti, il cui grande patrimonio naturalistico non è ancora inserito pienamente nelle risorse di Formia. Un programma di edilizia sociale che permetta ai giovani formiani di avere una casa senza doverla cercare nei comuni limitrofi; un polo congressuale; la Città dello Sport a Penitro a servizio di un nuovo centro scolastico; un Polo Congressuale situato nell’area dell’Ex Seven Up; alcuni nuovi alberghi per incentivare la ricettività; costituiscono ulteriori interventi. La Variante generale prevede inoltre una Pedemontana Leggera, ovvero una nuova strada realizzata collegando tratti di viabilità già esistente che permetterebbe di aggirare la città tangenzialmente. Nel caso venisse realizzata la Pedemontana proposta dal Cipe, di cui attualmente si sta ridiscutendo la fattibilità, quella ottenuta saldando percorsi viari già presenti si integrerebbe con la più impegnativa infrastruttura in programma. Per quanto riguarda il forte impatto sulla città della Via Flacca nel suo tratto urbano, con la conseguente interruzione del rapporto tra il tessuto urbano e il mare, sono state predisposte tre alternative tra le quali scegliere quella che sarà ritenuta migliore.
