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Venerdì, 13 Dicembre 2019 03:12

FORMIA Bartolomeo: non lasceremo soli i lavoratori della Pozzi Ginori


Nel nostro territorio molte sono le situazioni industriali a rischio, ma una si staglia su tutte le altre per storia e dimensione: la crisi di Pozzi Ginori, che a breve potrebbe comportare il licenziamento di 130 lavoratori, di cui alcuni cittadini formiani.

Siamo in clima elettorale e l'ultima cosa da fare è dare risposte vaghe e opportunistiche. Tuttavia il silenzio lasciato dalla politica locale su questo dramma sociale è inaccettabile. E' evidente che la crisi della Pozzi Ginori non può essere compresa se non attraverso una visione politica generale.Pozzi Ginori è azienda privata, proprietà di una multinazionale. Vende e produce seguendo la domanda del mercato dell'edilizia in Italia ed in alcuni paesi Europei.

Per sostenere l’occupazione di aziende legate all’edilizia siamo quindi obbligati a costruire? No. La risposta è riqualificare l’immenso patrimonio edilizio pubblico prima e privato poi.Le due domande legittime a questo punto sono: perché e come? La riqualificazione comporta nuova occupazione, riduzione dei consumi energetici e idrici e maggiore sostenibilità ambientale. Gli studi di settore confermano infatti, che per ogni un milione di euro investito, il numero di occupati in progetti di riqualificazione è circa il doppio dell'edilizia tradizionale.Nel caso della Ginori, il WC è il più grande consumatore di acqua per uso civile: circa 1,5 miliardi di m3-annui per una spesa di 2,5 miliardi. Questo vero e proprio spreco può essere ridotto del 50% se si interviene con nuovi impianti e prodotti. Questo vuol dire sostituire milioni di vasi per milioni di euro di commesse.

Chi paga? Le pubbliche amministrazioni e le famiglie pagano già oggi la bolletta, sempre più cara anche a causa delle privatizzazioni. I nuovi impianti permetterebbero di ridurre del 50% il loro consumo di acqua, permettendo il ritorno dell'investimento in sei anni. Nel caso delle pubbliche amministrazioni questi interventi si possono realizzare se viene allentato il patto di stabilità sulle spese di investimento. Nel caso delle famiglie, se la detrazione di imposta del 55% si applicasse anche a questo tipo di interventi.
Nel nostro programma abbiamo inserito un punto sull'edilizia sostenibile che prevede alcune iniziative concrete:
a) L'inserimento del regolamento edilizio dell'obbligo, per le nuove costruzioni, di dotarsi di impianti a risparmio energetico e idrico;
b) La destinazione di una quota annuale del piano delle opere pubbliche alla ristrutturazione delle scuole e degli edifici comunali;
c) Incentivi fiscali su IMU e addizionale IRPEF per chi investe in ristrutturazioni ecologiche.

Sandro Bartolomeo

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