Italian English French German Spanish
TwitterFacebookYoutubeBlogger
Sabato, 20 Giugno 2026 11:36

Funerali Benito di Fazio a Sperlonga: l’Arcidiocesi difende don Gaetano. Ecco come sono andati i fatti


FUNERALI DI BENITO DI FAZIO Nota di chiarimento dell’Arcidiocesi di Gaeta

Gaeta, 27 settembre 2016. Ieri pomeriggio, Lunedì 26 Settembre, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Cielo in Sperlonga (LT) il parroco don Gaetano Manzo ha presieduto le esequie dell’ingegner Benito Di Fazio, uomo impegnato a livello politico e sociale, venuto a mancare Sabato 24 Settembre all’Ospedale “Goretti” di Latina dopo un incidente domestico.

 

Prima della celebrazione eucaristica è stato richiesto di leggere alla fine della cerimonia alcune parole di cristiano ricordo nei riguardi del defunto, secondo le consuetudini locali approvate dall’Ordinario come previsto dal Rito delle Esequie.

Don Gaetano e il curatore del testo avevano concordato di leggerne solo la prima parte di tono più familiare. Il messaggio preparato era troppo lungo e affrontava i temi più vari, in ambito personale, sociale e politico.

Dinanzi alla lettura integrale del messaggio, don Gaetano ha fatto un breve chiarimento che non riguardava il contenuto del testo, ma la lettura integrale e il suo uso nel contesto liturgico.

Don Gaetano Manzo è conosciuto da tutti come uomo mite, pacato e moderato e le sue parole non intendevano sminuire la figura dell’ingegner Di Fazio, ma richiamare tutti al senso liturgico delle esequie cristiane.

Sorprende vedere commenti su una Chiesa pontina “collusa con la mafia” e con altre associazioni malavitose, quando proprio nei nostri territori nascono nuovi presidi di giustizia e di libertà frutto della collaborazione tra parrocchie, oratori, scuole e associazioni del mondo civile, tra le quali l’Associazione Libera Contro le Mafie e l’Associazione Caponnetto.

Sono una prova di tale impegno la recente nascita della Carta di Fondi e il lavoro quotidiano di laici e sacerdoti a favore di una società improntata sulla giustizia e la pace che viene dal Vangelo.

L’Arcidiocesi di Gaeta, unitamente al parroco di Sperlonga don Gaetano Manzo, si rammarica per l’accaduto e per gli effetti involontari della vicenda, il più grave dei quali è aver dato l’impressione di aver preso le distanze dall’impegno sociale e politico di uomo che ha segnato la storia della comunità sperlongana.

di seguito il testo 

Dal Profilo facebook di Nicola Reale, post di lunedì 26 settembre 2016 alle ore 20.59

 

L'ULTIMO SALUTO A BENITO DI FAZIO

Su espressa richiesta della famiglia sono stato incaricato di commemorare la figura di Benito Di Fazio. Incarico di cui mi sono sentito onorato. Qui di seguito pubblico l'intervento svolto pur consapevole che la sua lunghezza non si adatta al tipo di comunicazione rapida e sintetica richiesta in Fb. Tuttavia credo di fare cosa gradita ai molti amici che non hanno potuto essere presenti ai funerali.

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Anche oggi, anche qui, non posso fare a meno di iniziare quest’ultimo saluto con le stesse parole con le quali iniziavo tutte le volte che ti scrivevo un’e-mail: CARO BEN.

Caro Ben,

diceva un filosofo: “Un uomo di carattere non ha mai un buon carattere”. E tu sei stato certamente un uomo di carattere.

Eri tenace e ostinato, a volte irremovibile. Non era facile scardinare una tua convinzione, farti modificare un’idea. La tua impulsività non era facilmente gestibile.

Eppure abbiamo lavorato per tanti anni insieme - senza sosta, di giorno o di notte - e sempre siamo riusciti a trovare il punto d’incontro, la soluzione migliore. Perché di certo non ti faceva difetto l’intelligenza, e l’intelligenza è il passepartuot che consente di aprirsi alla comprensione dell’altro. Sembravi brusco, aspro, senza mezzi termini, senza sfumature.

Solo chi ti è ha conosciuto da vicino, poteva scorgere, dietro la tua granitica fermezza, anche una dimensione di tenerezza, a volte di fragilità.

Solo chi ti ha voluto bene poteva scoprire il tuo bisogno di affetto, di solidarietà, di amicizia.

E proprio sul sottile crinale dei sentimenti più di una volta ti ho visto cedere alla commozione.

Ricordo la felicità nei tuoi occhi e nella tua voce quando mi dicesti che eri diventato nonno.

E ricordo la tua gioia quando - come un antico patriarca – potevi riunire tutta la tua numerosa famiglia intorno ad un tavolo, intorno a te.

Eri un patriarca.

Eri l’espressione di quell’antica cultura per la quale l’unità della famiglia era un valore sacro e inviolabile. Ed infatti tutta la tua grande famiglia è sempre stata unita attorno a te. E oggi vive la tua scomparsa come la perdita di un punto di riferimento fondamentale.

Ho sempre pensato che la tua scorza dura fosse anche una sorta di difesa dal doloroso evento di fronte al quale la vita ti mise, ancor giovane, con la perdita della tua amata Esperia. Ti trovasti da solo a dover crescere tre bimbi, ma scegliesti di non dare mai una seconda madre ai tuoi figli.

E anche questa tua fedeltà fu un segno di una cultura antica alla quale non volesti venir meno.

Eri rigoroso, severo, esigente, determinato in ogni cosa che richiedeva il tuo impegno e la tua responsabilità: nella famiglia, nella professione, nel tuo impegno politico.

E quel tuo rigore, quella tua inflessibilità venivano spesso confusi con l’arroganza o con l’antipatia da chi è abituato al pressappochismo, da chi considera le regole un intralcio di cui liberarsi.

E dunque eri una persona scomoda, fastidiosa, antipatica per coloro che hanno fatto dell'acquiescenza, del conformismo, del quieto vivere o della sottomissione e del servilismo il proprio stile di vita.

Hai subìto angherie, scherno, offese, minacce, che hai sopportato con quella dignità personale che ti ha sempre caratterizzato e che era uno dei segni distintivi del tuo animo. Fino a quella infame minaccia scritta nottetempo da qualche “eroe” sul muro della tua casa e che è servita solo a far capire agli sperlongani a quale punto la mentalità mafiosa fosse giunta ad inquinare la vita del paese.

Ma anche di fronte a quelle minacce, che avrebbero intimorito qualunque cittadino, tu sei andato avanti, diritto per la tua strada, perché sentivi il tuo impegno per la difesa della legalità come una missione da compiere, nel tuo paese, tra i tuoi concittadini.

Avevi la fibra del combattente, ma di quei combattenti che si incontrano solo nelle fiabe: quei combattenti che non indietreggiano mai; quei combattenti – come leggevamo da ragazzi nei racconti – capaci di affrontare da soli cento soldati e mille difficoltà.

Tu hai trasformato la fiaba in realtà e lo hai fatto non perché dovevi conquistare qualcosa per te, lo hai fatto solo per l’amore che avevi per Sperlonga, lo hai fatto soltanto per la repulsione che provavi verso ogni forma d’ingiustizia e d’illegalità.

E proprio quello spirito guerriero che ti ruggiva dentro ti aveva portato, all’età di 70 anni, a scegliere di impegnarti nella vita politica del tuo paese.

Eri già un affermato professionista, eri già alla fine della tua carriera professionale, avevi insegnato per tanti anni in molte scuole, dovunque apprezzato sia dai colleghi che dagli studenti, e dunque cosa poteva ormai spingerti ad entrare in politica se non la voglia e la volontà di portare nel tuo paese quello stesso rigore, quello stesso senso di giustizia e di equità, quello stesso senso di onestà, di autenticità che facevano parte del tuo modo di essere e che avevano già segnato la tua vita familiare, la tua professione, gli anni di insegnamento.

E a 70 anni accettasti la sfida più difficile, la scommessa più rischiosa: quella di innestare nel tessuto sociale del tuo paese il tuo amore per la libertà; quella di sradicare il tuo paese da una mentalità politica medievale per portalo in quella cultura politica moderna, che garantisce ad ognuno la libertà di pensiero, di parola, e di azione, nel rigoroso rispetto dei princìpi di uguaglianza, di giustizia e di legalità. Volevi trasformare la vita politica di Sperlonga, portandola ad essere un paese dove per chiunque fosse normale poter salutare, poter parlare con il proprio avversario politico e dove la diversità di pensiero fosse il sale della democrazia.

Il tuo sogno era quello di liberare questo paese dalla costrizione e dal controllo e per questo chiamasti la Lista con la quale ti candidasti a sindaco “Sperlonga Libera”.

E per difendere quei princìpi e quei valori nei quali credevi fermamente e che giudicavi non negoziabili hai continuato a lottare anche quando le forze ormai non ti assistevano più; hai continuato a lottare fino al tuo ultimo giorno di vita. E se quel maledetto incidente non ti avesse fermato, proprio ieri saresti stato impegnato in una Assemblea dell’Associazione per la lotta alle mafie Antonino Caponnetto, con la quale da qualche tempo collaboravi attivamente.

Per questo sei stato un uomo di valore.

Sei stato un uomo di valore perché eri innanzitutto un uomo libero. Sei stato un uomo di valore per la tua profonda competenza professionale: quella competenza che in qualche aula di tribunale ha fatto andar via a testa bassa i migliori urbanisti italiani, professoroni universitari ed ex ministri della Repubblica.

Sei stato un uomo di valore per l’amore con cui hai legato la tua famiglia.

Sei stato un uomo di valore perché non hai mai avuto paura.

Caro Ben, abbiamo vissuto insieme una grande sfida: la grande sfida per il cambiamento.

Eravamo solo in 5, soltanto 5. Come le dita di una mano. E come le dita di una mano ci siamo sempre mossi in sintonia, legati da valori comuni, da obiettivi comuni, ma anche da un forte sentimento di amicizia.

E’ stata un’esperienza politica, ma soprattutto un’esperienza umana che ci ha segnati nel profondo e che porteremo per sempre dentro di noi.

E voglio sperare che la tua testimonianza di vita resti d’esempio per le nuove generazioni, perché ricordino ciò che diceva un grande poeta: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”.

Sabato scorso, quando mi è giunta la dolorosa notizia che ci avevi lasciato, tra le immagini di tanti ricordi che porto impressi nella memoria, ne è emersa spontaneamente una: ti ho rivisto in quel viaggio che facemmo 7 anni fa in Basilicata; un viaggio che hai sempre ricordato con grande piacere e che più volte avevi chiesto di ripetere. Ti ho rivisto mentre andavi sorridente, sereno, spensierato, proprio come un bimbo, su quell’altalena dove tutti in gruppo ci fermammo a giocare, nonostante la nostra età.

Quel giorno vedemmo un’aquila che volava sopra di noi, maestosa, alta nel cielo.

E ora mi piace pensare che ci hai lasciato per tornare su quell’altalena, per volare leggero, sempre più leggero, in alto, sempre più in alto, ancora più in alto, nel vento che accarezza e scompiglia i tuoi bianchi capelli.

Ciao, Ben. E’ stato bello.

Nicola Reale

 

don Maurizio Di Rienzo

Direttore UCS Gaeta

Clicca Mi Piace e resta sempre aggiornato!

Console Debug Joomla!