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Giovedì, 23 Novembre 2017 17:45

"Chi è ebreo?" VIDEO Il Rabbino capo Riccardo Di Segni a Gaeta il 28 novembre


La parrocchia gaetana di Santo Stefano ha ospitato, venerdì 27 ottobre un singolare appuntamento nell'ottica dello scambio con una delle comunità più antiche dell'ebraismo italiano: quella di Roma.

Ha accolto, infatti il dott. Massimo Finzi sul tema "Chi è ebreo?", in preparazione dell'atteso appuntamento del prossimo 28 novembre con il Rabbino capo Riccardo Di Segni.

Sono intervenuti oltre al dott. Finzi, l'arcivescovo di Gaeta Luigi Vari, il parroco don Stefano Castaldi e la prof.ssa Enrichetta Cesarale, biblista.

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La comunità cristiana, nata all'interno dell'ebraismo, non poteva non approfondire il suo 'evolversi fin dall'origine' ebraica, come il Primo Testamento testimonia.

Perché incarnandosi, il Figlio di Dio aveva reso visibile la verità del Padre nel tempo. Così il fascino della Parola ritrova, ad esempio, nelle lettere dell'alfabeto ebraico, il mistero di storie svelate attraverso segni e disegni toccati dal dito divino, perché l'uomo dia senso alle parole e ai gesti.

Nasce da quest'esigenza di studio il corso di ebraico attivato nella parrocchia gaetana di Santo Stefano, giunto ora al suo terzo anno. Un approfondimento settimanale di testi biblici che ha dato vita ad una rete di relazioni con la comunità ebraica di Roma.

Sono stati ospiti nelle sale parrocchiali sopravvissuti alla Shoà, come l'artista Georges De Canino, nato nel 1952 a Tunisi, ebreo per parte di madre, che nel 1963 emigrò in Europa in fuga dalle violenze anti–occidentali e antisemite innescate dalla crisi di Biserta.

O Gabriele Sonnino che durante l'occupazione nazista a Roma, all'età di quattro anni, con la sorellina fu salvato dal lattaio Francesco Nardecchia, che li strappò dalle mani dei soldati mostrando la croce che aveva al collo.

Dunque un'amicizia sincera che ha reso possibile negli scorsi mesi la visita della comunità parrocchiale al Tempio Maggiore di Roma e l'incontro con il Rabbino Capo Riccardo Di Segni, invitato, in quell'occasione, a ricambiare con il suo arrivo a Gaeta il prossimo 28 novembre.

Come lo stesso monsignor Vari ha indicato in una sua Lettera Pastorale, citando il poeta statunitense Robert Frost, nella vita ci è richiesto di percorrere talora 'la strada meno battuta': «Anche la Bibbia conosce la strada, che è addirittura sinonimo della Torah, della legge: si cammina per restare fedeli all'alleanza che Dio ha stretto con il suo popolo; si cammina, inoltre, per essere giusti, si cammina per non inciampare, si cammina verso il monte Sion, si cammina per il sentiero della vita.

Si può dire che l'orgoglio di Israele sta nell'aver scelto un sentiero, il meno percorso, quello della fedeltà a un unico Dio di cui diventare riflesso e non il sentiero che percorrevano tutti, di fare di Dio un riflesso di sé. Israele non è orgoglioso perché percorre tutte le strade, ma perché ne ha saputo scegliere una».

 

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