TERRACINA Guardia Costiera per errore diffonde inno colonialista «A Tripoli»
- Categoria: Attualità
- Pubblicato Martedì, 02 Luglio 2013 18:23
- Scritto da Roberto Mari
A Tripoli! A Tripoli! Tripoli bel suol d’amore, ti giunga forte questa canzon, sventoli il tricolore sulle tue torri al rombo del cannon, naviga o corazzata benigno è il vento e dolce la stagion. Tripoli, terra incantanta sarai italiana al rombo del cannon.
Inno a tripoli: http://www.gaetachannel.it/notizie/2013-03-26-12-22-06/video/video/latest/54.html
È questo il ritornello della canzone «A Tripoli» diffusa dagli altoparlanti della Guardia Costiera sul litorale di Terracina due domeniche fa. Cittadini terracinesi e turisti si sono meravigliati nell’ascoltare le note di questa canzone durante la cerimonia dell’ammainabandiera dello scorso 23 giugno. Ancor più grande lo stupore da parte di tutti quelli che hanno ascoltato questa canzone perché proveniva dall’edificio che ospita la Guardia costiera.
La canzone «A Tripoli», oggi suona infatti vagamente sinistra al ricordo del sangue che costò la tardiva vocazione coloniale italiana. All'epoca fu un successo clamoroso: la pesantezza bandistica della sua musica parve solennità verdiana, la retorica dei suoi versi grande poesia. La canzone tornò poi in voga nel ventennio fascista.
Si tratta di una canzone di propaganda scritta nel 1911, all'alba dell'impresa libica con la quale Giolitti intendeva dare sfogo alle tensioni interne del Paese. Gaetano Salvemini definì la Libia «uno scatolone di sabbia» e tale infatti appariva a chiunque prima che negli anni '60 vi fosse stato scoperto il petrolio. Eppure, questo «scatolone di sabbia» viene dipinto come un luogo, un eden di delizie, di fertilità, di ricchezza e gloria.
Gea Della Garisenda, avvenente stella dell'operetta, cantò queste strofe, al Teatro Belbo di Torino nel 1911, coperta solo da un drappo tricolore. A far esplodere l'entusiasmo del pubblico tanto bastava. I soldati partiranno per il fronte libico accompagnati dal sorriso di una bella donna, fraintendendo volentieri tra la generosità di forme della cantante seminuda e la supposta generosità della Nazione che li manda ad una «passeggiata» militare sotto il sole d'Africa. La canzone in questione inaugura il delirio della canzone patriottico-colonialista, un misto di banalità e retorica, che accompagnerà puntualmente le avventure italiane in terra d'Africa.
Non si è trattato, però, di un raduno nostalgico ad intonare questo canto sul lungomare di Terracina. Il tenente di vascello Leonello Salvatori, comandante della Capitaneria di Terracina così giustifica quanto accaduto in quel tramonto del 23 giugno: «Non ero in Capitaneria quel giorno, ero fuori per un salvataggio. Si è trattato di un mero errore tecnico, la canzone è in un cd con altri testi che riperconno le melodie dall’unità di Italia ad oggi. Per uno sbaglio è stata trasmessa e mandata in filodiffusione. Non era mai successo di ascoltarla. Ci scusiamo per quanto accaduto».
