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Domenica, 24 Marzo 2019 09:56

ARCIPELAGO PONZIANO Caccia al tesoro tra i relitti per viaggiare nel tempo


Scoperto un museo sommerso sotto 60 metri di acqua cristallina. All’opera un cacciamine della Marina Militare, il Numana, impegnato nelle sue normali funzioni di controllo di accesso ai porti per salvaguardare le sicurezza delle rotte navali: la sua attività rientra nel progetto Archeomar, una collaborazione tra Marina Militare e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac). Un sonar, solitamente usato per la ricerca di ordigni, e le sofisticate apparecchiature che solitamente servono per rimuoverli, vengono utilizzati per «ricollocare» le esatte posizioni o anche cercare nuovi relitti di ogni epoca. Il progetto è partito da Livorno agli inizi di giugno e lì, nelle acque della secca di Vada, oltre ai siti romani, sono state monitorate le condizioni di un relitto americano affondato durante la seconda guerra mondiale. Ma è stato anche ritrovato un vascello mercantile risalente al '700.

Ci sono tesori nel mar Tirreno tra le isole Ponziane, tesori che non potranno mai essere recuperati e che rimarranno patrimonio di pochi «cacciatori» come i marinai del cacciamine della Marina Militare “Numana” impegnato nel progetto Archeomar. Un sonar e sofisticate apparecchiature impiegate per scandagliare le profondità del mare al largo dell'isola di Ventotene.

«Una zona - dichiara il Tenente di vascello Daniele Proietto, comandante del Numana – dove sono censiti molti relitti di epoca romana. Il nostro compito, insieme al personale del Ministero dei Beni Culturali, è quello di censire e aggiornare il database dei relitti già noti o cercarne di nuovi». Il progetto, partito da Livorno agli inizi di giugno, ha già portato a numerose scoperte nelle acque della secca di Vada dove, oltre ai siti romani, sono state monitorate le condizioni di un relitto americano affondato durante la seconda guerra mondiale e ritrovato un vascello mercantile risalente al ’700.

Nei nostri mari c'è un vero e proprio museo archeologico sommerso. «Tra le isole Ponziane abbiamo monitorato – aggiunge il Tenente – quattro siti di altrettanti relitti tutti di epoca romana che potevano aver subito danneggiamenti anche a causa delle reti da pesca. Le abbiamo trovate, invece, tutte in ottimo stato e ne abbiamo stabilito la giusta collocazione. I relitti si trovano tra i 40 e i 60 metri di profondità – spiega l’ufficiale – e non appena il sonar ne indica la presenza, interveniamo o con i palombari, o con uno dei nostri veicoli subacquei teleguidati capaci di realizzare immagini e riprese video».

«L’acqua cristallina – sottolinea Annalisa Zarattini che dirige del nucleo di archeologia subacquea del Mibac – permette alla luce di arrivare ai 60 metri in cui si trovano i relitti. È una condizione ottimale per studiarli. Dei vascelli, solitamente resta, a prima vista, ciò che trasportavano, principalmente anfore, e appena sotto la sabbia, protetta dalla stessa, la porzione di scafo in legno risparmiato dal mare».

Il mare che ha inghiottito quelle imbarcazioni, oggi ne conserva gelosamente ed efficacemente i resti. «Si distruggerebbero – spiega la ricercatrice – se si tentasse un recupero. Ecco perché è fondamentale monitorarli e studiarli a distanza realizzando immagini da mostrare alla gente per diffondere la conoscenza di questi enormi tesori dell’umanità. La marina mette a disposizione strumenti importantissimi; loro sanno trovare di tutto. Quello che stiamo facendo, la sinergia tra i due diversi ministeri, rappresenta una bella immagine del Paese e il nostro lavoro è invidiato in tutto il mondo».

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